Belgrado: funerali di Jovanka Broz
26. 10. 2013.
Con gli onori militari e la pattuglia dell’Unità di guardia dell’Esercito serbo, a Belgrado ci sono stati i funerali di Jovanka Broz, vedova del presidente della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, tenente colonnello dell’Armata nazionale jugoslava e portatrice della Medaglia partigiana del 1941. Jovanka Broz è stata sepolta nella Casa dei fiori accanto a Tito, e sulla lapide di marmo bianco è stato inciso con le lettere d’orate identiche a quelle della lapide di Tito, “Jovanka Broz 1924-2013”. Oltre i rappresentanti del vertice statale, ai funerali erano presenti i membri del coro diplomatico e delle delegazioni straniere, e oltre al primo ministro Ivica Dacic, in nome della famiglia a Jovanka hanno dato l’ultimo saluto suo nipote Goran Aleksic e il presidente del SUBNOR Miodrag Zevecic.
Jovanka Broz è morta domenica 20 ottobre a Belgrado all’età di 89 anni.
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Jovanka sarà sepolta nel mausoleo di Tito
di Stefano Giantin
su www.ilpiccolo.it 22 ottobre 2013
Il dado è tratto, il suo ultimo desiderio doveva assolutamente essere
soddisfatto. La vedova di Tito, Jovanka Broz, sarà sepolta vicino al
Maresciallo. Così ha stabilito ieri il governo serbo, che ha specificato
che la salma dell’anziana ex compagna del leader jugoslavo, morta domenica a
Belgrado, sarà inumata «nella Casa dei Fiori, parte del complesso del
Museo della storia della Jugoslavia», dove da trenta e più anni riposano
le spoglie di Tito.
I dettagli della cerimonia e la logistica sono stati delegati a un comitato
organizzativo, istituito ad hoc dall’esecutivo serbo e guidato dal
ministro Rasim Ljajic, assieme al primo ministro, Ivica Dacic, uno dei
politici più vicini alla defunta. Comitato, riunitosi ieri pomeriggio, che ha
deciso che i funerali di Jovanka – a cui saranno tributati gli onori
militari, poiché Jovanka si fregiava del grado di maggiore grazie al
coraggio dimostrato da partigiana durante la guerra di Liberazione – si
terranno sabato prossimo, a mezzogiorno.
Il corpo di Jovanka dovrebbe essere tumulato in una delle grandi stanze accanto
alla tomba di marmo che custodisce i resti di Tito, magari quella dove
oggi sono esposti i “testimoni” più belli delle Staffette della gioventù
dedicate a Tito. Impossibile, per motivi tecnici, legali e non solo, sistemare
Jovanka nello stesso mausoleo edificato a uso esclusivo del leader
jugoslavo, protetto da una lapide pesante quasi dieci tonnellate, visitato
in 30 anni da 17 milioni di persone. In ogni caso, il desiderio di
Jovanka e dei familiari a lei più vicini è stato appagato.
Familiari che, tuttavia, anche nel momento del lutto si sono dimostrati almeno
in apparenza piuttosto divisi, come già accaduto nel caso ancora aperto e
scottante dell’eredità di Tito. Nada Budisavljevic, provata dalla morte della
sorella più anziana, ha respinto ogni tentativo di approccio da parte
della stampa. Più loquace invece un altro dei nipoti di Tito, Joška Broz,
fondatore del minuscolo Partito comunista serbo, super jugonostalgico, che
ha affermato ieri al “Telegraf” di Belgrado che, malgrado tutto, Jovanka
«è stata fino alla fine la moglie legittima» di Tito e per questo «ha diritto a
essere sepolta vicino a lui».
Molto critica, invece, un’altra nipote del Maresciallo, Saša Broz, che via
Facebook ha esordito spiegando per prima cosa che Tito dovrebbe essere in
una tomba «a Zagabria», città che amava tanto. «Era un cittadino del
mondo», l’imbeccata polemica, «ma prima di tutto era un croato».
E Jovanka? Dopo la separazione «mio nonno non la menzionava mai», fate
voi.
Riferimenti a go-go sui giornali serbi invece alla figura di Jovanka. Perché
trent’anni d’isolamento? Chi aveva paura di lei? Impossibile rispondere,
illustra l’analista Zoran Dragišic. Certo «è che era molto vicina a Tito»,
tutto fa pensare «che fosse un grande amore, il loro». E che Jovanka, da first
lady e «alto ufficiale dell’esercito, conoscesse molte cose segrete sulla
guerra», la Seconda mondiale, e sui processi interni alla Jugoslavia
titina. «Aveva le chance per fare male a persone molto importanti»,
Dragišic suggerisce una spiegazione realistica alla sua caduta nel fango.
Certamente, conclude l’analista, «cosa accadde fra lei e Tito nessuno potrà mai
veramente saperlo». Cosa accadde fra i due sembra però non interessare ai
nostalgici che arriveranno a Belgrado sabato, difficile ancora prevedere
in quanti. «Ci saremo, è tutto organizzato», promette al telefono da Bihac,
in Bosnia, Hakija Abdic, presidente della Lega degli Antifascisti
dell’Europa sudorientale. Ci saranno perché, assicura Abdic, i funerali
della «moglie del Maresciallo» e soprattutto «di una
coraggiosa partigiana», ultimo simbolo della Jugoslavia, devono essere
celebrati come si deve.